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Lo stalker giapponese

The Japanese stalker

Last updated on 20/04/2017 at 21:33:52

Devi sapere che una delle cose che più mi piacciono quando viaggio è la gente. Amichevole, scontrosa, pronta ad aiutarti, stronza, felice, triste, una moltitudine di espressioni e atteggiamenti (come questo tizio fotografato ad Akihabara) che mi fa sempre pensare a cosa tiano pensando o cosa stiano facendo, o magari dove stiano andando. Solitmente, ci butto una rapida occhiata e vado oltre, ma ci sono alcune occasioni nelle quali devi interagire, che tu lo voglia o no, e questa è una di quelle situazioni: lo stalker giapponese.

Dove:

Tokyo, Giappone, distretto Shimokitazawa.

Chi:

Io e tre miei amici, due ragazzi e una ragazza. E questo stalker giapponese.

Quando:

Una calda sera di luglio, 2012.

Ero uscito con dei miei amici per andare nel distretto di Shimokitazawa per passare una piacevole serata mangiando okonomiyaki e passeggiando per il quartiere quando, sul finire della giornata, ci fermammo di fronte a un negozio di video giochi. Due di noi entrarono, io no e rimasi fuori. E fu in quel momento che lo vidi.

Non un super robot di pattuglia per le strade in cerca di gangster della yakuza. Nemmeno un ninja, nascosto nelle zone d’ombra con tanto di shuriken a portata di mano, no. Era il tipico impiegato giapponese dopo una giornata di lavoro: camicia bianca, colletto slacciato con tanto di cravatta, una ventiquattrore in una mano e la giacca nell’altra. Un tizio dall’aspetto giovane, con gli occhiali, un po’ più alto della media e con evidenti segni di ebbrezza sul suo volto (lo sapevi? La maggior parte degli asiatici non ha un particolare enzima atto a metabolizzare l’alcol, quindi si ubriacano in un attimo. E risparmiano pure…)

The Japanese stalker

No, not a Gundam, unfortunately.

Stava camminando lungo la strada quando mi ha visto di sfuggita, ha fatto qualche altro passo con espressione interrogativa e poi si è fermato. Dopo essersi girato è andato verso la vetrina dall’altro lato dell’ingresso del negozio, dalla parte opposta alla mia, e ha iniziato a lanciarmi qualche occhiata rapida e furtiva, facendo finta di guardare i video giochi.

Ero confuso a riguardo e dopo un po’ sono entrato nel negozio. Sapevo di non potermelo scrollare di dosso lì dentro, ma volevo raggiungere i miei amici e vedere cosa sarebbe successo. Come prevedevo, anche lui entrò nel negozio.

Non sapevo bene cosa pensare in quel momento. La cosa da un certo punto di vista mi divertiva ed ero anche curioso di vedere quanto oltre si sarebbe spinto, ma ero anche un po’ turbato, soprattutto perché non so che qualche parola di giapponese e non sapevo cosa mi sarei dovuto aspettare. Ad ogni modo ho aggiunto miei amici facendo finta di ignorare quel tizio.

Sai, sembrava davvero come in un film, quando c’è la scena della biblioteca con qualcuno che spia/segue un’altra persona: come procedevo lungo un corridoio, lui faceva lo stesso dal lato opposto, tenendo le distanze e facendo finta di interessarsi ai giochi, sempre guardandomi. Presi una scatola da uno scaffaale, fece lo stesso. La rimisi a posto, la rimise a posto pure lui. Ormai mi aspettavo di vedere sbucare la sua faccia dall’altro lato di uno scaffale, sarebbe stato clamoroso! くそ!

Man Library - Luca Travels Around

Booooo!

Non sembrava gli fregasse qualcosa dei miei amici, o semplicemente non si rendeva conto che stavo cercando di togliermelo di torno. Dopo un po’ mi diressi verso l’uscita e quando vidi che aveva preso in mano un altro gioco, sfuttai la situazione e uscii.

Dopo qualche momento, venne fuori pure lui, in tutta la sua goffa gloria. Agente ZeroZeroSushi, il perfetto esempio di cosa non fare quando si pedina qualcuno!

Niente e nessuno potevano ormai fermarlo, quindi venne verso di me e iniziò a parlare. Dato che non capivo un acca di quello che stava dicendo, iniziai ad annuire, ovviamente. Allo stesso modo, si aspettava che gli rispondessi qualcosa ma probabilmente dirgli “Ciao, mi chiamo Luca” in giapponese non sarebbe stata la frase adatta. Ed ecco il momento in qui è venuta in mio soccorso Mallory. Gli ha detto qualcosa in maniera piuttosto brusca e lui, così come era venuto, se n’è andato.

“Gli ho detto che non parli giapponese e di andarsene. Gli piaceva il tuo tatuaggio…” mi disse.

“Davvero? Strano che a un giapponese piacciano i tatuaggi.”

“Probabilmente non era vero, era per rompere il ghiaccio. Voleva invitarti a bere qualcosa con lui.”

Ed ecco come è finita, ho fatto colpo. Di sicuro inaspettato, probabilmente più imbarazzante per lui che per me, ma suppongo l’alcol l’abbia aiutato, come sempre in queste situazioni!

Stalkerato da un impiegato giapponese ubriaco? Fatto.

Ti è mai capitato qualche incontro strano? Raccontamelo nei comenti!

 

Piaciuto? Pinnalo!

The Japanese stalker

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